IL MIO BLOG MENSILE (marzo)
Terra cibo vita






Alimentarsi è necessario. La creatura umana è “mancante d’essere”: il suo essere lo riceve dalle cose e dagli altri. Il bisogno di cibo segue la legge della necessità. Non esiste povertà peggiore di non avere nutrimento. Non si vive però di solo pane, come non si campa di sola necessità. Essenziale per il cibo non è solo la sua composizione organolettica ma anche il modo con cui è preparato e offerto. Gettare lì un pezzo di pane sarebbe una dichiarazione di disprezzo. Chi subisce il gesto, preferisce patire la fame.
Il rito della tavola, nella società dei gusti individuali, ha perso molto della sua tradizione. Si sono ridotti i pasti comuni, sono diminuite anche le ritualità del cibo condiviso. Molti pasti sono troppo veloci, troppo disturbati, troppo concentrati sui singoli per diventare riti di comunità. La sovrabbondanza della società opulenta e la conseguente rivoluzione dei consumi ha reso possibile il progetto individuale di vivere liberi, senza vincoli. I pasti si semplificano, si mangia fuori orario, da soli e nei luoghi più diversi senza seguire un rituale condiviso. L’educazione permissiva asseconda i desideri dei bambini e degli adolescenti. Più della tavola familiare tradizionale, il modello dei nuovi pasti è il ristorante o il sistema self alla mensa scolastica. L’autonomia alimentare inizia fin da bambini. Ogni consumatore si costruisce il proprio singolo regime alimentare, dove i gusti e la razionalità della tavola variano in base alle circostanze. Ognuno definisce da sé la propria “buona” dieta, come si fa zapping al televisore. La condivisione del cibo è metafora e veicolo della qualità della relazione interpersonale. La perdita del pasto condiviso è quindi lo specchio della crisi della famiglia, è il segno dell’individualismo imperante, è il fallimento della solidarietà.


La ritualità della tavola può però essere la strategia della rigenerazione dell’amore familiare e dei legami comunitari. Alla povertà spirituale della tavola (quando pranzare è solo mangiare), infatti, non è facile rassegnarsi. Rimane intatto il bisogno di godimento e di poesia, perché il pane non serve solo per vivere ma anche per celebrare il vivere.
Quando manca il pane (dono della terra) si diventa poveri, ma quando si perde il piacere della tavola (dono delle persone) si diventa infelici. La potenza rivelatrice del cibo è un dato evidente. Nella tavola si ricercano le condizioni di un’autentica donazione, un accordo di attenzioni, di tenerezze e di affidabilità che costruisce nel tempo una storia d’amore, che permette la comunione delle vite. Attorno alla tavola, ai cibi e alle bevande si costruisce la storia del territorio, si genera un circolo di buona reciprocità: “Saperti nutrito e accudito mi fa star bene”, “Sapere di averti dato vita fa sentire piena la mia vita”. Nello stesso tempo questo dono si apre, fin dall’inizio, alla dimensione etica. Numerose famiglie sono diventate più attente all’equa distribuzione delle risorse della terra, all’onestà delle transazioni economiche, al rispetto del valore del lavoro, ai problemi dell’ecologia e della salvaguardia della natura. L’educazione alimentare si congiunge con la solidarietà sociale. La tavola diventa così un luogo fondamentale della relazione, dove le persone si rivelano le une alle altre, e così imparano a conoscersi e a riconoscersi. Nella casa-albergo mancano le motivazione a parlarsi, a interrogarsi, a rispondere. Si è più espansivi al telefono che nel faccia a faccia della tavola, più presi dal videogioco e dal programma televisivo che dal racconto famigliare, più attenti ai non presenti che ai commensali.
 

Dal punto di vista biologico l’essere umano è un onnivoro; dispone, quindi, di un’ampia libertà di scelta nella sua alimentazione. La sua mente simbolica, inoltre, apre possibilità senza limiti di rivestire i cibi di significati culturali e di costruire comunità attorno alla tavola. Come creatura, la persona invece è inserita in un’ecologia che la rende dipendente dall’ambiente naturale. Il cibo non è solo un bisogno di bocca e di organi ma l’intermediario del desiderio intimo e spirituale di incontro. Attraverso il cibo, le persone che si amano, sentono di appartenere le une alle altre.
 






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Questa scheda  è stata redatta da: Domenico Cravero   in data  07/03/2018